Quest’anno ha segnato un cambio di paradigma lavorativo per molti lavoratori. Non sono mancate le difficoltà organizzative, quelle logistiche e quelle collegate all’organizzazione, da remoto, delle attività da svolgere. Ricorderemo per molti anni questa fase di "convivenza lavorativa" con il virus e le modificazioni che ha apportato.
Guardando le cose dal punto di vista del “bicchiere mezzo pieno” possiamo comunque cogliere alcuni spunti interessanti.
La convivenza col virus ha, in un attimo, reso palesi alcune inefficienze che fino a prima sembravano inesistenti. Quante volte ci siamo spostati in macchina per centinaia di chilometri solo per la firma di un contratto e un caffè, una riunione di un’ora o una veloce presentazione per un progetto in partenza?
Oggi abbiamo imparato che tutto questo lo possiamo fare, in maniera efficiente e veloce, utilizzando la tecnologia. Ciò non vuol dire che incontrarsi e parlarsi faccia a faccia abbia perso di significato. Nossignore, però è anche corretto chiedersi quando questa modalità sia un valore aggiunto e quando invece sia un inutile spreco di risorse per l’azienda, per la persona, per l’ambiente.
Pare essersi materializzata anche una maggiore sensibilità delle aziende per la salute e il benessere dei propri dipendenti e collaboratori. Si è capito come alcuni aspetti del lavoro siano stati sottovalutati per "abitudine".
Questo nuovo modo di lavorare richiede anche delle nuove regole o l’estensione delle precedenti:
Sperando di tornare presto a lavorare in presenza, con maggiore attenzione per la persona e le sue esigenze, alleniamoci intanto su queste semplici regole.
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