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Come cambia il lavoro nell'epoca del Covid19

AUTOMOTIVE JOB STAFF
25 MARZO, 2021
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Quest’anno ha segnato un cambio di paradigma lavorativo per molti lavoratori. Non sono mancate le difficoltà organizzative, quelle logistiche e quelle collegate all’organizzazione, da remoto, delle attività da svolgere. Ricorderemo per molti anni questa fase di "convivenza lavorativa" con il virus e le modificazioni che ha apportato.

Guardando le cose dal punto di vista del “bicchiere mezzo pieno” possiamo comunque cogliere alcuni spunti interessanti.

Maggiore flessibilità e attenzione

La convivenza col virus ha, in un attimo, reso palesi alcune inefficienze che fino a prima sembravano inesistenti. Quante volte ci siamo spostati in macchina per centinaia di chilometri solo per la firma di un contratto e un caffè, una riunione di un’ora o una veloce presentazione per un progetto in partenza?

Oggi abbiamo imparato che tutto questo lo possiamo fare, in maniera efficiente e veloce, utilizzando la tecnologia. Ciò non vuol dire che incontrarsi e parlarsi faccia a faccia abbia perso di significato. Nossignore, però è anche corretto chiedersi quando questa modalità sia un valore aggiunto e quando invece sia un inutile spreco di risorse per l’azienda, per la persona, per l’ambiente.

Pare essersi materializzata anche una maggiore sensibilità delle aziende per la salute e il benessere dei propri dipendenti e collaboratori. Si è capito come alcuni aspetti del lavoro siano stati sottovalutati per "abitudine".

Un nuovo galateo lavorativo

Questo nuovo modo di lavorare richiede anche delle nuove regole o l’estensione delle precedenti:

  • Chiedere prima di chiamare un collega. Significa avvisare prima di entrare a gamba tesa distogliendo il nostro interlocutore da ciò che stava facendo. Con lo smart working è inevitabile che il numero delle telefonate sia aumentato di molto, ciò che prima era un veloce scambio di opinioni col collega di scrivania, ora si può tramutare in interminabili e continue telefonate.
  • Definire call-free alcune giornate. Passare ore in call è stancante sia dal punto di vista fisico sia da quello intellettuale e quindi c’è bisogno di “riprendere fiato” e staccare la mente. Inoltre le call continue riducono la produttività e l’attenzione che la persona dedica alle mansioni e all’operatività, bene dunque definire dei momenti o meglio ancora delle giornate come “libere dalle call”.
  • Attenzione con le e-mail e i messaggi chat. Lo smart working ci ha portato a pensare che le persone siano connesse e disponibili a qualsiasi ora e quindi ci si sente liberi di inviare messaggi in chat in pausa pranzo, la mattina presto o la sera dopo l’orario lavorativo. Ricordiamoci che c’è un tempo per lavorare e un tempo per riposare, dedicarsi alla famiglia, ai propri hobby, ecc ed è giusto rispettare questi spazi.
  • Gestione più attenta degli spazi. A coloro che non possono usufruire dello smart working e quindi si recano sul posto di lavoro è richiesto un minimo di attenzione in più, specie per quanto riguarda l’uso degli spazi e delle aree comuni. Un gesto di civiltà che sarebbe necessario sempre ma che in questa situazione è anche doveroso.

Sperando di tornare presto a lavorare in presenza, con maggiore attenzione per la persona e le sue esigenze, alleniamoci intanto su queste semplici regole.


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